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29 maggio 2012 2 29 /05 /maggio /2012 16:46

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Quella sera squillò il telefono. Era Mercedes. L'avevo conosciuta dopo un reading a Venice Beach. Aveva circa 28 anni, un corpo discreto, belle gambe, una bionda altra 1.75 m o giù di lì, una bionda con gli occhi azzurri.
Aveva i capelli lunghi e un pò ondulati e fumava in continuazione. La sua conversazione era quasi sempre noiosa, e le sue risate acute e stonate.
Ero andato a casa sua dopo il reading. Abitava in un appartamento sul lungomare. Io avevo suonato il piano e lei aveva suonato il bongo. C'era una brocca di Red Mountain. C'erano parecchi spinelli. Mi ero ubriacato duro e non ero riuscito a muovermi. Avevo passato la notte da lei, dormendo, e me n'ero andato la mattina dopo.
''Senti'',disse Mercedes,''adesso lavoro dalle parti di casa tua.Ho ensato di fare un salto a trovarti''.
''Va bene''. [..] Quindici minuti dopo arrivò Mercedes. Aveva una sottana cortissima, un paio di saldali e una camicetta scollata.
''Vuoi un pò d'erba?'',chiese.
 ''Certo''.
Prese l'erba e le cartine dalla borsetta e cominciò a preparare spinelli. Io andai a prendere la birra e restammo seduti sul divano a fumare e a bere.
Non parlavamo molto. Io le accarezzavo le gambe e continuammo a bere e a fumare per un bel pò.

Alla fine ci svestimmo e andammo a letto, prima Mercedes, poi io. Cominciammo a baciarci e io le sfregai un pò la fica. Lei mi brancò l'uccello. La montai. Mercedes se lo mise dentro. Aveva una bella fica stretta, me lo strizzava che era una meraviglia. La feci sospirare per un pò, tirandolo fuori quasi tutto e muovendo solo la cappella. Poi glielo infilai dentro fino in fondo,piano,pigramente. All'improvviso le manai 4 o 5 colpi, e lei cominciò a sbattere la testa sul cuscino. ''Arrrrggg...'',disse. Poi mi calmai e cominciai a pompare normalmente.
Era una notte caldissima e sudavamo tutt'e due come matti. Mercedes era fatta di birra e spinelli. Decisi di stravolgerla col gran finale. Di insegnarle un paio di cosette. Continuai a pompare instancabile. Cinque minuti. Dieci minuti. Non venivo. Cominciai a perdere colpi, mi si stava ammosciando.
Mercedes cominciò a preoccuparsi. ''Dai,vieni!'', diceva.
''Oh,vieni,bello!''.
Non mi facilitava certo le cose. Rotolai giù.
Era una notte insopportabilmente calda. Presi il lenzuolo e mi asciugai il sudore. Sdraiato sul letto, sentivo il mio cuore battere forte. Era un suono triste. Mi chiesi che cosa stesse pensando Mercedes.
Restai moribondo, col cazzo moscio.
Mercedes voltò la testa verso di me. La baciai. Baciarsi è più intimo che scopare. Ecco perchè non mi è mai piaciuto che le mie ragazze andassero in giro a baciare gli altri uomini. Preferirei che se li scopassero.
Continuai a baciare Mercedes e dato che per me i baci sono così intimi mi venne ancora duro. Le montai sopra, baciandola come se stessi per tirare gli ultimi.
L'uccello scivolò dentro.
Questa volta sapevo che ce l'avrei fatta. Lo sentivo, era un miracolo.
Le sarei venuto dentro, brutta troia. Le avrei sborrato dentro e non c'era niente che lei potesse fare per evitarlo.
Era mia. Ero l'esercito vittorioso, ero lo stupratore, ero il suo padrone, ero la morte.
E lei non poteva farci niente, sbatteva la testa di qua e di là, mi stringeva e ansimava, gemendo...
''Arrrgg, uuggg, oh oh... uuuff... oooooh!''.
Quei suoni erano linfa vitale per il mio uccello.
Feci uno strano gemito anch'io, poi venni.
Cinque minuti dopo Mercedes ronfava. Ronfavamo tutt'e due.

La mattina dopo facemmo la doccia e ci vestimmo. ''Ti porto a colazione'', dissi.
''Va bee'', disse Mercedes. ''A proposito, ieri sera abbiamo scopato o no?''.
''Dio mio! Non ti ricordi ? Una scopata di 50 minuti, non esagero!''. 
Non potevo crederci. Mercedes sembrava poco convinta.

Andammo in un locale dietro l'angolo. Io ordinai uova poco cotte con panctta affumicata e caffè, pane tostato integrale. Mercedes ordinò frittelle e prosciutto,caffè.
La cameriera arrivò con la roba. Mangiaiun boccone di uovo. Mercedes versò lo sciroppo sulle frittelle.
''Hai ragione'', disse, ''devi avermi scopato. Sento lo sperma scorrere giù in mezzo alle gambe''.
Decisi di non vederla mai più. 

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Published by taccuinodiunvecchiosporcaccione - in Charles Bukowski
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