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Il piacere è peccato, e qualche volta il peccato è un piacere !

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Charles Bukowski - Donne (72)

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Passai la settimana seguente a bere. Bevvi notte e giorno e scrissi 25 o 30 poesie lacrimose sull’amore perduto.
Il venerdì sera squillò il telefono. Era Mercedes. ‘’Mi sono sposata’’, disse, ‘’con Little Jack. L’hai conosciuto alla festa  quella sera del reading a Venice. E’ simpatico e pieno di soldi. Ci trasferiamo nel Valley’’.
‘’Va bene, Mercedes, buona fortuna’’.
‘’Ma mi mancano le bevuto e le chiacchierate con te. Se facessi un salto lì stasera?’’.
‘’Va bene’’.
Arrivò un quarto d’oro dopo, e cominciò a rollare spinelli e a bere la mia birra.
‘’Little Jack è un bravo ragazzo. Siamo molto felici’’.
Sorseggiai la mia birra.
‘’Non voglio scopare’’, disse, ‘’ non ne posso più di aborti, non ne posso veramente più di aborti…’’.
‘’Escogiteremo qualcosa’’.
‘’Voglio solo parlare e fumare e bere’’.
‘’A me non basta’’.
‘’Tutto quello  che volete voi uomini è scopare’’.
‘’A me piace’’.
‘’Be’, io non posso scopare, non voglio scopare’’.
‘’Rilassati’’.
Ci sedemmo sul divano. Non ci baciammo, Mercedes non sapeva far conversazione. Non era interessante. Ma aveva le gambe e il culo e i capelli e la gioventù. Ne avevo conosciute di donne interessanti, Dio sa quante, ma Mercedes semplicemente non era una delle prime della lista.
La birra scorreva e gli spinelli circolavano Mercedes aveva sempre lo steso lavoro allo Hollywood Institutte of Human Relationships. Aveva un sacco di guai con la macchina. Little Jack aveva un cazzetto grasso. Lei stava leggendo Grapefruit di Yoko Ono. Era stanca di aborti. La Valley era bella ma le mancava Venice. Le mancavano le paseggiate in bicicletta sul lungomare.
Non so per quanto tempo parlammo, o meglio lei parlò, ma molto, molto tempo dopo disse di essere troppo ubriaca per andare a casa in macchina.
''Spogliati e infilati a letto'', le dissi.
''Ma non si scopa'', disse lei.
''Non ti tocco la fica, prometto''.
Si spogliò e si infilò a letto. Io mi spogliai e andai in bagno. Lei mi guardò venir  fuori con un vasetto di vaselina.
''Che cosa vuoi fare?''.
''Stai calma,piccola,stai calma''.
Mi spalmai un pò di vaselina sull'uccello. Poi spensi la luce e mi infilai a letto.
''Voltati'', dissi.
Le infilai un braccio sotto la pancia e cominciai ad accarezzarle un seno, con l'altro braccio arrivai all'altro seno da sopra. Stavo bene con la faccia affondata nei suoi capelli. Mi venne duro e gleilo infilai in culo. La afferrai per la vita, la tirai verso di me, bruscamente, e glielo infilai dentro.
''Oooooooooooooohh!'', disse.
Cominciai a darmi da fare. Lo spinsi più a fondo. Aveva due belle chiappe grosse e morbide. Mentre me la sbattevo cominciai a sudare. Poi la feci rotolare sullo stomaco e lo infilai ancora più  fondo. Me lo stringeva forte. Lo spinsi dentro a parte terminale del colon e lei urlò.
''Sta' zitta, stronza!''.
Me lo stringeva. Lo infilai ancora più a fondo. Me lo stringeva in modo incredibile. Mentre menavo colpi come un matto sentii una puntura nel fianco, un dolore bruciante, ma continuai. La stavo tagliando in due lungo la spina dorsale. Feci un immane grugnito e venni.
Poi restai sdraiato soprai di lei. Il dolore al fianco era tremendo Lei piangeva.
''Cazzo'', dissi, ''che cos'hai ? Non te l'ho nemmeno toccata, la fica''.
Rotolai giù.
La mattina dopo Mercedes si vestì e andò al lavoro senza quasi dire una parola.
Be', pensai, me ne sono giocato un'altra.

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