Il piacere è peccato, e qualche volta il peccato è un piacere !
Nei tempi più lontani non esisteva il problema della paternità: il bimbo nasceva ignorato dal padre (anche perché ignorato era il rapporto tra coito e gravidanza). Quando invece i legami sessuali raggiunsero una certa durata - pur nelle mancate conoscenze del significato biologico dell’accoppiamento - i figli dovettero suscitare sentimenti di dolcezza ed affetto, che aumentarono il legame fra i genitori e favorirono la formazione della famiglia. Qui si è cercato - per evidenti ragioni di sintesi - di delineare schematicamente il processo di sviluppo e di evoluzione sociale della sessualità; è certo però che, nella realtà, le cose sono andate in modo differente, con periodi di progresso ed altri di regresso, con un andamento pieno di contraddizioni. E tutto ciò non solo per il sovrapporsi ad una civiltà di un certo grado e tipo, di un'altra, vincitrice magari di una guerra, ma anche per un'infinità di condizionamenti ambientali, fisici (clima, alimentazione, ecc.), psicologici e religiosi. Tali contraddizioni e regressioni sono continuate nel tempo, sino ai nostri giorni.
L'uomo preistorico di trentamila anni fa aveva molto probabilmente già varcato la linea di demarcazione tra sessualità animale e sessualità umana. Sentiva un certo rispetto per la femmina e amore per i figli; aveva una famiglia basata su qualche regola che evitava un'eccessiva promiscuità sessuale. Dalle più antiche raffigurazioni artistiche si trae l'impressione che la coppia non doveva però essere il nucleo familiare di base (ciò dovrebbe escludere la monogamia) mentre risulta chiara la devozione che l'uomo ha per la donna. Nell'ultimo periodo glaciale (15-20 mila anni fa) risulterebbero già abbastanza ben differenziati i ruoli sessuali: l'uomo va a caccia, la donna sta a casa; l'uomo garantisce il sostentamento del gruppo, più che della sola famiglia, andando a caccia in gruppo, e la donna, pur curando i propri piccoli, vive e lavora non per la sua sola famiglia ma anche essa per l'intero gruppo. Alla fine dell'ultima glaciazione (810 mila anni fa) la socializzazione dell'uomo (ormai un homo sapiens del tutto simile all'attuale) è completa, ma soprattutto la coscienza e la possibilità di capire, e a volte dominare, i fenomeni della natura offre nuove possibilità. E' anche del tutto probabile che nell'epoca in cui da nomade si fece stanziale, ed alla caccia sostituì l'allevamento e la coltivazione, l'uomo abbia preso coscienza anche del rapporto esistente tra attività genitale e riproduzione.
Probabilmente quest'epoca fu dominata dalle donne (che gli uomini in fondo imitavano cessando di cacciare e dedicandosi ai lavori stabili dei campi, vicino alla casa) e basata sul matriarcato. A questo ha poi fatto seguito una fase patriarcale, promossa dallo stabilirsi di nuove condizioni di vita tribale, caratterizzata dalla proprietà dei beni, nonché delle donne e dei figli. In questo periodo postglaciale, sino all'arrivo dell’era storicamente (almeno in parte) controllata (3-4000 anni a.C.), lo sviluppo dell'organizzazione familiare passò probabilmente attraverso tre stadi differenti. Un primo monogamico naturale (conseguente alla ‘scoperta’ della maggior soddisfazione affettiva e sessuale nell'esercizio del sesso all'interno della coppia); un secondo poliandrico e poligamico (dovuto all'improvvisa esplosione demografica ed alla costituzione dei primi gruppi tribali, regolati da norme riguardanti i componenti); un terzo fondamentalmente monogamico, istituzionalizzato però come regola introdotta nell'interesse stesso del gruppo, che dalla poligamia e dalla poliandria aveva visto incrementare le occasioni di liti e contrasti interni, per gelosia. Alla fine della preistoria i popoli presentano già divisioni sociali in classi: la superiore - ricca, potente e autoritaria - da un punto di vista sessuale è anche la più libera; essa concede maggior potere al maschio, importante non solo politicamente ma anche nella famiglia per i diritti di successione. L'altra classe, quella inferiore - povera e sottomessa - presenta invece una maggior parità di diritti fra i due sessi, ed a volte una minor libertà sessuale. Una certa poligamia risulterebbe presente nella classe più elevata, mentre sarebbe mancata in quella più bassa, per la quale libertà e poligamia sono troppo onerose. Tale divisione sociale manterrà pressoché inalterati taluni suoi fondamentali caratteri quasi sino ai nostri giorni.
Le cose, almeno in un primo tempo, non mutarono di molto con lo avvento dell'epoca storica, cioè del periodo in cui ogni importante avvenimento politico, ogni grande fenomeno economico e sociale possono essere provati con documentazioni di una certa sicurezza.
La predicazione e le proposte cristiane arrivano a Roma in un periodo di travaglio politico e sociale, in cui vi è una esaltazione di tutte le filosofie più materialistiche ed edonistiche basate sul godimento di beni terrestri, sul piacere sessuale, su certa elasticità morale. Il contrasto è ovviamente molto aspro, poiché il senso comune del romano medio non solo respinge la nuova fede che si basa sulla rinuncia dei beni terrestri, sulla esaltazione della povertà, sulla necessità di una vita d'amore, ma si oppone con la violenza all'ipotesi di una negazione di quei valori e di quelle tradizioni che avevano fatto grande e potente Roma. La reazione si aggrava poi allorché la predicazione cristiana accentua il suo ascetismo, sostenendo la castità e la indissolubilità del matrimonio (norme che in verità escono più che dalla predicazione di Cristo, da quella di taluni degli apostoli suoi seguaci), e condannando l'amore carnale come peccato.
Scarse sono le conoscenze riguardanti il comportamento sessuale nel Medio Evo: anche da questo punto di vista si tratta di secoli oscuri, come per una serie di altre attività umane, artistiche o scientifiche. Si sa che la medicina studia, tra l'altro, i problemi posti dalla sterilità femminile e dall'impotenza maschile. Ma il dato più grave è che si diffondono convenzioni chiaramente sesso-repressive, come la castità dei preti decisa nel VII secolo, ma restata assai poco praticata sino ai decreti di Leone IX (metà dell'XI secolo) e come la condanna d'ogni rapporto sessuale fuori del matrimonio o non specificamente ed esclusivamente rivolto alta procreazione.